La Libertà tra i Diritti e Doveri

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lunedì 24 marzo 2025

Trump risveglia gli europeisti assopiti da tempo

@ - Unita e antagonista”, con questo slogan nel 1990 il giornalista Michele Serra lasciò polemicamente il Partito Comunista rivolgendo i suoi strali alla nuova sinistra che avanzava.

Trump risveglia gli europeisti assopiti da tempo

Parafrasando sé stesso, ormai penna influente di sistema, si è fatto megafono mediatico di una fronda di sindaci ideologicamente omogenei che hanno promosso una chiamata alla piazza tanto estemporanea quanto concomitante a quella mobilitazione bellica invocata negli stessi giorni dai piani alti di Bruxelles.

Il palcoscenico dell’evento lo ha offerto e finanziato il Sindaco – allineatodi Roma Capitale, Roberto Gualtieri, domenica 15 marzo, in quello che in origine era denominato Campo Marzio, un’estesa area intitolata al Dio della guerra dove i romani si esercitavano all’arte militare.

Nella piazza relativamente gremita non sventolavano simboli politici ma, in compenso, hanno sfilato leader ed esponenti di partito altrettanto emblematici di un’idea ormai liquida di politica pret apensér. Insieme a loro tanti cittadini disorientati e “orientati” dalle suggestioni degli artisti di corte intervenuti per inscenare una replica bislacca di “Aspettando Godot” raffigurante per l’occasione un concetto europeo ondivago e sfuggente.

Una piazza apolitica è stata definita dagli organizzatori, dove, tuttavia, insieme alle tante bandiere europee si agitavano quelle della pace, quelle ucraine ed alcuni cartelli satirici raffiguranti il Presidente degli Stati Uniti Trump, a formare una visione aberrante della storia recente in un caleidoscopio di percezioni confondenti anche l’osservatore più arguto. Non un vessillo italico, dimentichi dello stesso motto di un’Europa che i padri fondatori volevano essere “Unita nella diversità”, in un progetto, non a caso federale, che poggia sulle singole identità nazionali, convergenti ma integre, per la pacifica convivenza.

Gli atlantisti d’occasione ridestati dalla brezza del neo-pragmatismo proveniente da oltre oceano, si ergono oggi a sostenitori di un’Europa che per tutto il dopoguerra fino ad oggi hanno guardato sornionamente docile sotto l’ala rassicurante dell’aquila calva, sebbene strizzando l’occhio distrattamente all’orso bruno diventato all’improvviso animale pericoloso per la specie umana.

È arrivato il giorno della maturità, quando messo alla porta sulla strada delle proprie responsabilità, l’adulto non cresciuto scalpita e gonfia il petto in un vano tentativo di mascherare una debolezza intrinseca e strutturale.

Gli astanti domenicali spettatori della toccante sceneggiata sono apparsi disorientati alla disperata ricerca di slogan rassicuranti e fascinazioni poetiche, per esorcizzare il pericolo di un futuro incerto, con la sensazione di un appoggio stabile che viene a mancare alla vista di un orizzonte plumbeo. La vaghezza delle soluzioni proposte dai novelli capi popolo europeisti ha esacerbato l’ansia di chi sventolava quelle bandiere sempre più forte nel tentativo di scacciare al vento la malasorte. I cittadini “comuni” intervistati nella piazza sono apparsi come inebetiti dai vacui concioni loro propinati dagli incantatori di folle sempre più sparute e meno soggiogabili dalla retorica politica. La guerra ha l’unico merito di ridestare l’attenzione e le coscienze intorpidite della popolazione che spesso affida le proprie sorti nelle mani di chi puerilmente invoca un consolatorio pacifismo, crogiolandosi tra le braccia rassicuranti dei grandi che si occupano delle questioni tra adulti.

Intervenendo in diverse trasmissioni televisive, Michele Serra ha dichiarato che la piazza del 15 marzo è stata la prima di una lunga serie di iniziative dello stesso tenore. Non è ben chiaro quale sia il fine se non quello di richiamare in fretta e furia i cittadini italiani ad un senso di identità europeo, nel goffo e vano tentativo di assoggettarli inconsapevolmente ai diktat dei tecno-burocrati di Bruxelles. Proprio quelli che non volevano Rossi, Spinelli e Colorni.

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