La Libertà tra i Diritti e Doveri

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Libertà di Creare e Sognare

domenica 26 luglio 2026

È la Giornata mondiale dei nonni: tutte le ragioni per cui andare a trovarli (lo chiede anche il Papa)

 @ - Una benedizione, quando sono presenti. Se poi sono in buona salute e in armonia con i figli – e non sempre succede – la presenza dei nonni è un moltiplicatore di relazioni positive e di situazioni favorevoli. Non si è mai a piedi se in famiglia c’è una nonna o un nonno – averli entrambi è la più straordinaria delle fortune – disponibili a metterci una pezza per coprire i tanti inciampi del nostro quotidiano percorso a ostacoli. La nonna, o il nonno, sanno fare tutto. A modo loro, ma lo sanno fare. Basta dare loro fiducia e mettere da parte i pregiudizi sul fatto che non sono smart come vorremmo, che forse hanno idee e metodi che sembrano superati.

Non dobbiamo però dimenticare che hanno imparato il grande segreto della lentezza, sanno scegliere quelle poche cose da fare con il tempo necessario, “tanto non scappa nessuno” – un approccio esistenziale che qualche volta ci fa innervosire – ma che, guarda caso, ai bambini va benissimo, e quando stanno con i nonni sono più sereni e rilassati. Forse perché hanno capito, senza comprenderlo in modo razionale ma intuendolo distintamente, che i nonni fanno e dicono ciò che i genitori non possono né dire né fare. Ci vogliono tanti anni di esperienza e di pazienza e di ascolto – e anche di silenzio e di sofferenza – per arrivare al tempo di qualità che sanno offrire i nonni, per regalare quella tenerezza semplice, senza esagerazioni e senza gesti soffocanti, che solo loro hanno imparato, per trasmettere quella presenza rassicurante che parla – senza parole difficili – di memoria e di identità, di esperienza e di valori. Concetti di cui i bambini non sanno nulla sul piano teorico ma di cui avvertono tutta la verità, il fascino, il mistero.

Anche quando il nonno che parla di persone vissute tanti anni fa, che rievoca episodi lontanissimi di quando lui era giovane – e ai bambini appare situazione quasi incredibile – sembra un po’ noioso, e quelle parole paiono scorrere via senza lasciare traccia. Invece immagini e ricordi si radicano in modo indelebile nel fondo dell’anima dei piccoli e diventano un patrimonio straordinario di conoscenze familiari. Non saprei nulla del mio trisavolo, nonno di mio nonno, se lui non me avesse parlato a lungo quand’ero bambino, facendomi rivivere le imprese di un uomo che, tra tante altre avventure, aveva combattuto nelle battaglie risorgimentali riportando una lieve ferita che però, nelle interminabili rievocazioni del nonno, diventava evento terribile e devastante. Solo l’intervento severo della nonna gli impediva di aggiungere particolari inopportuni che, naturalmente, sarei stato curioso di ascoltare con gli occhi sbarrati, trattenendo il fiato, come si ascolta la più sconvolgente delle storie. Solo tanti anni dopo, quando il nonno ormai era morto, ho messo a fuoco le circostanze reali di una vicenda davvero accaduta e che lui, a parte qualche generosa concessione alla fantasia, riferiva in modo corretto. Quel ponte tra le generazioni, di cui spesso si parla, viene costruito anche da memorie come questa, da episodi che – quando ascoltati da bambini – sembrano arrivare da un mondo fantastico. Solo più tardi scopriamo che fanno parte di noi e ci aiutano a comprendere che siamo stretti in una rete di relazioni e di affetti che arriva da lontano e che ci dà sicurezza e gioia.

Nel messaggio per la Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che si celebra domenica 26 luglio (memoria dei santi Anna e Gioacchino, nonni di Gesù), papa Leone parla di «bisogno irrinunciabile di prossimità». La presenza dei nonni traccia una linea che collega passato e presente per poi offrirci la possibilità di guardare avanti in modo più sereno, perché più consapevoli di una identità costruita anche sulla nostra storia familiare. Si può dimenticare tutto ciò? Sì oggi, nei nostri anni frammentati e digitalizzati, purtroppo succede. Per questo il Papa sollecita i giovani a riprendere la «bella abitudine» di visitare gli anziani, che non vanno mai considerati un peso e non devono «provare vergogna della fragilità che emerge».

Ma il concetto più forte e più coinvolgente evocato da papa Leone è quello della rinascita. Sembra paradossale questo auspicio nei confronti di persone che stanno percorrendo l’ultimo tratto della vita, eppure nessuno come i nonni avverte quanto sia importante, nonostante fatiche e delusioni, ricominciare ogni giorno. Nessuno come chi ha lungamente vissuto sa che il segreto per farcela, è quello di ripartire recuperando, chissà dove e con quale forza, il sorriso degli anni migliori. Che, per i nonni, non sono mai quelli passati ma quelli che verranno, se trascorsi accanto a un nipotino a cui poter raccontare di «quella volta che». Evento sempre meno consueto, purtroppo, su cui la Giornata di oggi ci deve aiutare a riflettere. Anche se in troppi casi la trama delle relazioni è diventata tanto inconsistente da svuotare le identità di molte persone e da far apparire senza passato troppe storie personali, a nessuno, a qualsiasi età, è preclusa la possibilità di rinascere. Ascoltiamo i nonni, che lo sanno bene.

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